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Referendum No Triv: la Regione Abruzzo si tira indietro ma la Consulta accoglie i quesiti

Redazione
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All’ultimo minuto la Regione Abruzzo ha detto no ai quesiti referendari contro le trivellazioni in mare  tirandosi indietro con un’azione di Giunta, senza passare dal Consiglio Regionale che, invece, aveva dato il suo assenso.

Ieri la decisione della Consulta, presa in poco più di tre ore. Sì alla richiesta delle regioni di sottoporre a referendum la durata delle esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già concessi. Tra queste anche quelle alle Isole Tremiti che hanno suscitato la levata di scudi di decine di associazioni e ovviamente la tanto odiata Ombrina Mare.

Il referendum si terrà a giugno, in concomitanza delle elezioni amministrative, e in assenza di provvedimenti del Governo, si ha la certezza della vittoria. Ad oggi, la legge dice che le concessioni sono legate alla «durata della vita utile del giacimento». Si pensi che i vari "Rospi presenti nei mari antistanti le nostre coste, sono lì da quasi 40 anni, la prima concessione di Rospo a mare, ad esempio, risale al 1981, rinnovata per altri dieci anni nel 2008, scadrà nel 2018.

Oggi circa il 50% di territorio regionale è interessato da attività legate alla ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi: sono ormai coinvolti tre quarti dei comuni abruzzesi, dove risiede quasi l’80% della popolazione regionale. E se sulla terraferma la situazione è allarmante, a mare non migliora: quasi 6mila chilometri quadrati di mare antistante la costa abruzzese sono interessati da permessi di ricerca, concessioni ed estrazione di idrocarburi.

Con questo quesito referendario si potrà finalmente mettere un punto anche temporale, al di là del quale la nostra Regione dirà che le fonti energetiche vanno trovate altrove in un modo che sia ecosostenibile.

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