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"La Valigia di mio padre": commemorazione a 50 anni dalla strage di Mattmark

Un convegno per ricordare gli emigrati italiani e i caduti a Mattmark

| di Mariangela Lannutti
| Categoria: Curiosità e varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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LANCIANO - La montagna, la sciagura di Mattmark e il difficile periodo dell'emigrazione. Questi i temi attorno a cui è ruotato l'incontro "La valigia di mio padre" tenutosi nel pomeriggio di ieri, 11 marzo, presso il ristorante l'Uliveto degli artisti.

Il lavoro, il sacrificio, i sogni e le speranze di italiani partiti e non tornati. Italiani come Camillo Nasuti di Lanciano, Giovanni Papa di Campli, Gina Bozzi e Raffaele Innaurato di Gessopalena  che, insieme ad altri 51 nostri connazionali, persero la vita travolti dalla valanga che invase il cantiere per la diga del lago Mattmark, in Svizzera.

Era il 30 agosto 1965. Ieri, a 50 anni dalla strage, la prof.ssa Marilena Marchionno, conduttrice dell'incontro, li ha omaggiati ricordandoli al cospetto dei famigliari delle vittime abruzzesi, dei sopravvissuti e delle istituzioni. Tra loro il sindaco di Gessopalena Andrea Lannutti cui sono toccati i saluti iniziali.  

Numerosi i documenti e le testimonianze riportate dal professor Nicola Verna. Struggenti e autentiche le immagini dei lavoratori di Saas Fee, nei giorni precedenti alla strage si sono susseguite, accompagnate da spezzoni di cronaca italiana e svizzera del tempo: "Non è bello lavorare di notte, stiamo dentro una tomba, non vediamo nulla. Siamo circondati dalle montagne e non vediamo altro che neve. Non voglio che dite niente ai miei, dite che è un bel posto" recita la lettera di un ferito sopravvissuto alla strage.

Notevoli gli interventi del generale degli Alpini Ugo Falcone e del presidente della sezione di lanciano C.A.I. Gianfranco Cavasini, esperti di valanghe e di montagna.
Altro importante tema della giornata, l'emigrazione degli italiani, la cui storia, dall'800 ai giorni nostri, è stata ripercorsa dal presidente dell'associazione TUFS Valerio Amedeo, anche lui figlio di emigrati.

Presenti in sala numerosi emigrati lancianesi tornati in Italia cui è stata consegnata una pergamena commemorativa insieme ai parenti delle vittime e a tutti gli intervenuti.
Un video creato dal dottor Mario Salvitti, figlio di emigrante, tra gli organizzatori del convegno, ha concluso l'incontro: "Per tanto tempo i nostri emigranti sono stati protagonisti invisibili delle loro storie. Vecchie valige legate con lo spago. Uomini disposti a tutto pur di lavorare".   

Mariangela Lannutti

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