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Maxi risarcimento, Terna risponde: “la citazione in giudizio è un atto dovuto”

Nessun passo indietro sui 16 milioni di euro chiesti alla mamma attivista

| di Martina Luciani
| Categoria: Ambiente e territorio
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foto Valentina Lanci

Non si fa attendere la risposta di Terna, in merito al maxi risarcimento chiesto alla giovane mamma Silvia Ferrante, per intralciato i lavori o, più semplicemente, difeso la sua terra e la sua casa.

"La citazione in giudizio con atto risarcitorio da parte di Terna di alcuni proprietari terrieri e contestatori, tra i quali la signora Ferrante, che si è opposta all’accesso ai fondi relativi all’elettrodotto Villanova Gissi per ben 24 volte, è un atto dovuto. - ha commentato la società - Secondo la legge (Decreto Autorizzazione n. 239/2013), infatti, i tecnici di Terna devono espletare in qualità di ufficiali incaricati di pubblico servizio, tutte le procedure per gli asservimenti dei terreni interessati dal passaggio della nuova linea elettrica - ha spiegato - l’impedimento di tali procedure, ritardando l’entrata in esercizio dell’opera nei tempi stabiliti (primo gennaio 2016), costituisce un danno non solo per Terna, ma per l’intera collettività e come tale va denunciato. Si ricorda, infatti, che l’elettrodotto Villanova-Gissi è fondamentale per l’Abruzzo, regione con un deficit energetico del 32 per cento”.

Sono quindi poche le parole a cui la società dell’elettrodotto affida una spiegazione per la vicenda di Silvia Ferrante. Nulla di nuovo, quindi, se non la “logica” prosecuzione di quanto affermato dall’avvocato di Terna, Giulia Bongiorno, lo scorso settembre e sulle denunce depositate proprio a Lanciano.

Martina Luciani

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