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“Lupi in città”: una nuova realtà da vivere senza allarmismi, né sottovalutazioni

Presentato in anteprima al Wildlife Research Center del Parco Nazionale della Maiella il documentario realizzato nell’ambito del progetto europeo LIFE WILD WOLF

redazione
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CARAMANICO TERME - I lupi sono tornati in aree del Paese dalle quali mancavano da secoli, ed è una nuova realtà che bisogna affrontare con serietà e con l’aiuto della scienza. Sono circa 3.500 i lupi stimati lungo l’intero arco peninsulare, ma appena 50 all’anno gli avvistamenti a distanza ravvicinata. Con l’abbandono delle terre agricole, l’aumento di cinghiali e caprioli anche a bassa quota che è seguito all’espandersi del bosco, il lupo ha allargato il suo areale, incrociando gli insediamenti umani più strettamente di quanto non abbia mai fatto nell’ultimo secolo.

È in questo scenario che nasce “Lupi in città”, il documentario prodotto nell’ambito del progetto europeo LIFE WILD WOLF e presentato in anteprima al Wildlife Research Center del Parco Nazionale della Maiella.

Il film mostra come la convivenza tra lupi e comunità locali richieda un monitoraggio costante, lettura dei comportamenti animali e rimozione degli elementi che favoriscono l’avvicinamento della specie ai centri abitati: oltre ai terreni agricoli non più coltivati e al ritorno degli ungulati nel contesto periurbano, ad attirare i lupi in ambito urbano spesso sono anche i rifiuti organici accessibili, i cani lasciati senza sorveglianza. Il racconto parte dalla Maiella, uno dei pochi territori italiani in cui il lupo non è mai scomparso. Qui, agli inizi degli anni Settanta, quando in tutto il Paese sopravvivevano circa cento esemplari, un nucleo di appena 10-12 individui divenne oggetto di alcune tra le prime ricerche sistematiche sulla biologia della specie. Da quella stagione di studio nasce la fase attuale osservata dal documentario: gestire una specie che si è ripresa, distribuita su territori sempre più abitati, richiede oggi strumenti operativi diversi da quelli pensati per proteggerla dall’estinzione.

 

Il ritorno del bosco, il ritorno delle prede

 “Come è ritornata la vegetazione, come il bosco si è ripreso i suoi spazi, anche gli animali si sono mossi di conseguenza. Oggi vediamo maggiormente gli ungulati, quindi cinghiali, cervi, caprioli, e ovviamente con loro ci sono i lupi”, racconta nel documentario Luciano Di Martino, Direttore del Parco Nazionale della Maiella.

Le sperimentazioni avviate nel 2010 con i collari GPS hanno permesso di misurare con precisione la dieta dei branchi della Maiella: cinghiale per il 60-65%, capriolo e cervo per un ulteriore 20-25%, animali domestici per circa il 5%. Nei branchi con territorio esterno all’area protetta, invece, l’apporto di fonti alimentari legate alla presenza umana cresce sensibilmente. “In diverse aree d’Italia e d’Europa i terreni abbandonati ormai lambiscono le città, toccano le aree metropolitane, penetrano all’interno dei centri urbani in alcuni casi”, spiega Simone Angelucci, Responsabile del Servizio Veterinario del Parco Nazionale della Maiella.

Lupi confidenti: la differenza tra abituazione e comportamento audace

Uno dei temi centrali del lavoro riguarda i cosiddetti lupi confidenti, spesso al centro di paure e letture sommarie. Un report tecnico realizzato nell’ambito di LIFE WILD WOLF, insieme alla Large Carnivore Initiative for Europe, distingue due fenomeni: l’abituazione, la perdita progressiva della naturale reazione di allerta verso l’uomo e il comportamento audace, che si manifesta invece quando un lupo si avvicina intenzionalmente e ripetutamente alle persone a meno di 30 metri.

Tra il 2012 e il 2022 l’analisi europea ha censito 19 casi di comportamento audace e un caso di forte abituazione. L’87% riguardava lupi giovani, più della metà era collegato alla disponibilità di cibo di origine antropica - talvolta a un’alimentazione intenzionale da parte delle persone - e la presenza di cani ricorreva nella maggioranza delle situazioni. In Italia, tra il 2020 e il 2024, il Protocollo sperimentale per l’individuazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti ha registrato 6 individui responsabili di 18 aggressioni verso l’uomo, finora senza conseguenze gravi. Numeri contenuti, ma sufficienti a rendere necessari strumenti capaci di distinguere un avvistamento ordinario da una situazione che richiede intervento.  LIFE WILD WOLF lavora proprio alla costruzione di questi protocolli condivisi: documentazione accurata dei casi, rimozione degli attrattivi, informazione ai cittadini, uso di deterrenti e, su decisione delle istituzioni competenti, in base anche al nuovo assetto normativo, la rimozione dell’individuo dal contesto urbano.

Otto Paesi, otto scenari diversi

Il progetto LIFE WILD WOLF, finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma LIFE, riunisce 18 partner in otto Paesi: Italia, Portogallo, Grecia, Svezia, Germania, Repubblica Ceca, Croazia e Slovenia. L’obiettivo è migliorare le condizioni di convivenza tra lupi e persone nei paesaggi europei dominati dalla presenza umana, tutelando allo stesso tempo il ruolo ecologico, l’identità selvatica e il patrimonio genetico della specie.

I dati raccontano situazioni molto differenti da Paese a Paese. In Italia la densità del lupo è tra le più alte del continente. Dai cento esemplari censiti negli anni Settanta la popolazione si è ripresa, uscendo dalla condizione di pericolo di estinzione. In Svezia si contano circa 300 lupi, mentre in Portogallo la popolazione resta fragile, con un calo di oltre il 20% dell’areale e una diminuzione di circa il 10% del numero di branchi. Nella Repubblica Ceca, al contrario, la specie si è espansa nell’ultimo decennio, con un aumento parallelo della frequenza di incontri e avvistamenti. “Ogni Paese ha un contesto socioculturale diverso e una situazione di conservazione del lupo diversa”, spiega Valeria Salvatori, Project Manager LIFE WILD WOLF. “L’ideale è arrivare a concordare un protocollo generale, un documento di indirizzo che ogni Paese o ogni area possa adottare declinandolo in modo coerente con le condizioni locali”.

Fino alle porte di Roma

La parte italiana del racconto arriva fino al Lazio. Il documentario mostra il caso del Parco di Veio, a meno di 15 chilometri dalla Capitale, dove la presenza del lupo è documentata dal 2018 e dove oggi si riproducono almeno due branchi stabili. Uno degli esemplari catturati e monitorati con radiocollare ha rivelato un areale più ampio del previsto, spingendosi a sud fino a superare il Grande Raccordo Anulare.

Dalla Maiella, dove il lupo non ha mai smesso di esistere, fino ai margini delle grandi città, “Lupi in città” - diretto da Claudio Rufa e prodotto da Evoca s.r.l. - racconta una convivenza già in corso e offre gli strumenti per leggerla: dati, competenze, informazione corretta e risposte costruite sulle caratteristiche di ogni territorio.

Dalla ricerca alle indicazioni pratiche: dieci regole di convivenza

Accanto ai protocolli destinati agli enti che si occupano della gestione della specie, LIFE WILD WOLF ha raccolto anche una serie di raccomandazioni rivolte ai cittadini per ridurre le occasioni di interazione con i lupi e favorire una convivenza sicura. Dieci indicazioni che riguardano sia i contesti urbani sia quelli naturali: non lasciare rifiuti organici, resti alimentari o cibo per animali accessibili nei pressi delle abitazioni; non alimentare mai i lupi o altri animali selvatici; sorvegliare gli animali domestici e tenere i cani al guinzaglio durante le passeggiate; non tentare di avvicinare un lupo né interferire con il suo comportamento. In caso di incontro, è importante mantenere la calma, non correre e lasciare all’animale lo spazio necessario per allontanarsi. Comportamenti semplici, ma determinanti per evitare che i lupi associno la presenza umana alla disponibilità di cibo e per preservarne la naturale diffidenza.

Il documentario, così come le azioni condivise e le esperienze maturate dalla partnership di progetto, aprono alla necessità di una nuova fase, un nuovo assetto operativo ed istituzionale per affrontare il fenomeno dei lupi urbani con la chiarezza dell’analisi scientifica ed una capacità di intervento che è richiesta dai cittadini, ma che attualmente la frammentazione amministrativa e la mancanza di squadre di intervento formate da personale esperto e reperibile non sono in grado di garantire in diverse aree d’Italia e d’Europa. Il cambiamento ecologico impone una rinnovata capacità di analisi e di risposta.


Qui il documentario (clicca)

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