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Nella 'morsa' della spending review anche il Parco nazionale della Costa Teatina: cancellata la metà dei fondi

Il dato è emerso nella tre giorni di appuntamenti del Festival a tema organizzato a Vasto Marina

a cura della redazione
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Il cinquanta per cento dei fondi stanziati per il Parco della Costa Teatina è stato cancellato dalla spending review, la revisione della spesa pubblica del governo Monti. All’appello mancano un milione e mezzo di euro. Sono i soldi assegnati nell’arco del quinquennio successivo alla legge che nel 2001 ha istituito l’area protetta, ritenuta da ambientalisti e fautori della riserva, l’unico modo per porre un freno all’insediamento delle industrie inquinanti e alla cementificazione.

Il dato è emerso l’altra sera nell’ambito del Festival del Parco della Costa Teatina, un’iniziativa organizzata dal Comune di Vasto per puntare i riflettori su quella che viene considerata una grande opportunità per il territorio. A lanciare l’allarme sui fondi cancellati dalla spending review è stato Andrea Natale, assessore all’Ambiente di Fossacesia, intervenuto all’incontro per la presentazione della guida sulla Via verde della costa dei trabocchi di Gaetano Basti, direttore della rivista D’Abruzzo.

Nel denunciare la perdita dei fondi, Natale ha invitato tutti a «fare qualcosa di concreto per il Parco, che non è solo un modo per tutelare la biodiversità, ma anche una importante occasione di sviluppo economico».

«Dei circa tre milioni di euro stanziati per questo progetto, ne restano a disposizione un milione e mezzo, cioè i contributi erogati dal 2008 al 2012», entra nello specifico Lino Salvatorelli, coordinatore della Costituente per il Parco, «i soldi stanziati negli anni precedenti, dal 2001 al 2007, sono stati tagliati. Non ci sono più». Di recente, la costituente era intervenuta per stigmatizzare la nuova proroga concessa dal Parlamento che ha rinviato al 31 dicembre 2012 la nomina del commissario incaricato per la perimetrazione, passaggio indispensabile per il definitivo varo dell’area protetta da parte del ministero dell’Ambiente. «Il Parco è l’unico modo per fermare le industrie insalubri che incombono su Punta Penna e sulla riserva naturale di Punta Aderci», aggiunge Salvatorelli, «il tempo che si sta perdendo gioca a favore di chi vuole danneggiare l’integrità della costa teatina. Per fortuna, l’interesse intorno a questa iniziativa c’è, come dimostrano queste tre giornate di musica ed eventi».

Sulla necessità di coinvolgere l’imprenditoria insiste l’assessore all’Ambiente di Vasto, Anna Suriani. «Il Parco è una risorsa ma bisogna crederci di più, c’è bisogno di maggiore coinvolgimento e di consapevolezza sulle opportunità che può offrire», sostiene la delegata della giunta Lapenna, «i numeri dicono che il turismo naturalistico è l’unico che sopravvive. Il progetto del Parco è una grande occasione di sviluppo compatibile e sostenibile». Il Festival è stato anche il modo per rilanciare la mobilitazione contro le centrali a biomasse e gli impianti ad alto impatto ambientale in arrivo a Punta Penna, a 200 metri dalla riserva naturale di Punta Aderci. Il Comitato cittadino per la Tutela del Territorio, che da mesi si batte per impedire questo genere di insediamenti, ha allestito durante le tre serate di festa un banchetto sul piazzale antistante la Chiesa di Stella Maris, a Vasto Marina, per continuare la raccolta di firme e ribadire l’opposizione della popolazione e dei turisti alle industrie insalubri. La protesta non si è fermata neanche a Ferragosto.

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