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"Ci hanno chiamato eroi perché servivamo a mantenere il sistema, poi si sono dimenticati di noi"

Il grido di protesta degli operatori della sanità privata. La nota di Daniele Leone (Cgil)

| di riceviamo e pubblichiamo
| Categoria: Attualità
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Ricordo che a giugno dicevamo: “Speriamo che non arrivi una seconda ondata, in primis per gli utenti/ pazienti fragili e poi anche per noi lavoratori che rischiamo tutti i giorni la salute allo stesso modo dei lavoratori della sanità pubblica e degli ospedali classificati”.

Anche noi da febbraio lottiamo e ci prendiamo cura dei pazienti nelle nostre strutture. Anche noi dall’inizio dell’emergenza Covid, abbiamo avuto difficoltà per i DPI, come i colleghi del pubblico e dell’ospedalità convenzionata.

Ora è arrivato il momento di dire “basta”, è arrivato il momento di manifestare il nostro dispiacere e il nostro rammarico per il contratto scaduto da oltre 8 anni e la nostra rabbia per non aver ricevuto un euro di Bonus Covid 19 dalla Regione Abruzzo.

Forse non tutti i cittadini e la politica sanno che un infermiere o un OSS che lavora nelle strutture socio sanitarie con 5 notti al mese, guadagna il 40% in meno rispetto a chi lavora nella sanità pubblica e in quella classificata. Di fronte a tutto ciò come non sentirsi operatori di “serie B”? Non vogliamo essere definiti "eroi" dalla politica e dai vertici di ARIS e AIOP. Ci hanno chiamato eroi perché servivamo a mantenere il sistema, poi si sono dimenticati di noi. Noi non abbiamo neanche ricevuto il Bonus Covid 19, eppure signori politici e vertici di ARIS e AIOP, ci sono colleghi delle Rsa, Case di Riposo, Cliniche convenzionate, Centri di Riabilitazione, centri psichiatrici, etc. che si sono contagiati e si sono ammalati e con loro anche le loro famiglie e i loro figli e non solo non hanno visto un euro di Bonus, ma neanche si sono istituiti a livello nazionale i tavoli di confronto per il rinnovo del contratto scaduto da 8 anni. Anzi, al contrario gli imprenditori di ARIS non hanno neanche riconosciuto il premio di produzione al personale costretto ad andare in FIS.

Non siamo eroi perché non esistono gli eroi di “serie B”. Stiamo nelle strutture socio sanitarie e ci prendiamo cura delle persone malate/fragili e oltre a svolgere le nostre funzioni da infermieri, etc. ci improvvisiamo all’occorrenza barbieri, parrucchieri, centralinisti, prepariamo i panni sporchi da consegnare alle famiglie e troviamo il tempo per non far sentire soli i malati, dedicando loro quel tempo prezioso per cercare di sconfiggere la tristezza e la solitudine e nonostante questa mole di attività indiretta, noi professionisti svolgiamo pienamente il nostro ruolo alla pari dei colleghi del pubblico e dell’ospedalità convenzionata. Anche noi prepariamo e somministriamo le terapie, effettuiamo medicazioni, elettrocardiogrammi, interveniamo nell’emergenza, facciamo prelievi, tamponi, prepariamo i pazienti per le Tac, insomma facciamo tutto quello che si effettua in un reparto di medicina o chirurgia ospedaliero. Siamo in tutto e per tutto professionisti laureati, iscritti all’ordine, con i crediti ECM e obbligo della polizza assicurativa, come i colleghi della sanità pubblica e dell’ospedalità convenzionata.

Ma c’è un problema: prendiamo il 40% in meno di stipendio, non abbiamo ricevuto il premio Bonus, abbiamo il contratto scaduto da 8 anni e siamo dimenticati da tutti. E allora è giusto che ci prepariamo in questo mese di dicembre a manifestare e a far sentire la nostra voce.

Daniele Leone, Coordinatore Regionale Cgil Fp Sanità Privata Abruzzo Molise

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