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No alla violenza sulle donne: anche a Lanciano c’è ancora molto da fare

Il lavoro instancabile delle associazioni frentane per far sì che le scarpette rosse siano solo un accessorio alla moda.

| di Martina Luciani
| Categoria: Attualità
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LANCIANO - Sono ancora tanti, troppi, i casi di stalking, maltrattamenti e violenza sulle donne che la cronaca ci mostra ogni giorno. Ed è proprio per denunciare e sensibilizzare l’opinione pubblica, che nel 1999 le Nazioni Unite scelsero il 25 novembre come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Data scelta per ricordare le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, che il 25 novembre 1961 furono uccise a causa della loro opposizione al regime. E il simbolo di questa protesta, sono diventate le scarpe rosse. Scarpe rosse come quelle di Dorothy nel Mago di Oz che le hanno permesso di tornare a casa. E come quelle che si indossano, come ciliegina sulla torta, per un look femminile e sensuale. Ma anche come il colore del sangue. 

Il 27 luglio 2012, per la prima volta, Elina Chauvet utilizzò scarpe rosse per un’installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso. Da allora, sono diventate simbolo della lotta al femminicidio e alla violenza sulle donne.

Negli ultimi anni, purtroppo, i dati su violenze e femminicidi sono aumentati, soprattutto al sud. Nel 2013, in Italia, sono state uccise 179 donne, una ogni due giorni e al sud, sempre nello stesso anno, i femminicidi sono aumentati del 27%, al centro raddoppiati, mentre il nord detenne il record per donne uccise in famiglia.

Ma se c’è ancora una speranza è data da associazioni e centri che si occupano di assistenza alle donne e per capire un po’ com’è la situazione a Lanciano, proprio come un anno fa, abbiamo ascoltato due realtà frentane che con una deliberazione di Giunta della provincia di Chieti che ha promosso e sottoscritto il “Documento per l’ampliamento della Rete Provinciale contro la violenza di genere nella provincia di Chieti” sono parte di questa rete. E stiamo parlando dell’associazione femminile “I Colori dell’Iride" ed il centro antiviolenza gestito dall’avvocato Rossella Piccone.

“La problematica, per quello che ho potuto vedere io, è rimasta la stessa dello scorso anno - ci ha detto l’avvocato Piccone - ed è legata alla dipendenza economica che molte donne hanno ancora nei confronti dei loro mariti. E questa dipendenza fa sì che le donne, seppur assoggettate e spesso maltrattate, si trovino costrette a restare in un matrimonio che le rende depresse e straziate dal dolore”.
“Sebbene si parli molto di modernità - ha proseguito l’avvocato Piccone - i progressi per donne e lavoro sono ancora pochi. E finché non si raggiungerà la piena autonomia economica femminile, sarà tutto molto, ancora, difficile”. Ma quali sono i consigli che l’avvocato dà alle donne quando la contattano al numero 347 1786786? “Se la situazione è davvero tragica e violenta, io consiglio la denuncia - ha sottolineato Rossella Piccone - ma in caso contrario, io credo molto nella mediazione e nella capacità di cambiamento attraverso le parole e l’aiuto di esperti. E alle ragazze più giovani do un solo consiglio: ai primi segnali di violenza, al primo ceffone, al primo spintone, scappate, la violenza non cambia”.

“Al momento stiamo seguendo due casi di molestie in famiglia - ci ha raccontato invece Patrizia Di Rocco, de “I Colori dell’Iride” - ed un'altra situazione in cui le presunte molestie sono state a carico dei figli”.

L’associazione “I Colori dell’Iride” si occupa ormai da più di 10 anni di diffondere i valori della differenza di genere, della valorizzazione dei talenti femminili e mira ad una riflessione pubblica sui contenuti prettamente femminili. E dal 2010, anno in cui è stato creato lo sportello SOS Iride, al numero 392 7771593 sono arrivate molte richieste di aiuto.

“Effettivamente sì, c’è stato un aumento dei casi di stalking e maltrattamenti in famiglia in città - ci ha riferito Patrizia Di Rocco - e la cosa più difficile da fare, oltre a convincere le donne a denunciare, è anche far acquisire loro consapevolezza di ciò che sta accadendo”. Già, perché molte tra le donne che subiscono violenza verbale o psicologica negano la loro situazione. Si lamentano, si sfogano, ma negano l’evidenza. “Il nostro lavoro consiste soprattutto nell’aiutarle psicologicamente - ha concluso la Di Rocco - e far capire loro come il potere che gli uomini esercitano su di loro, spesso, può trasformarsi in violenza”.

Sono comunque meno di 10 i casi, seguiti da questi centri, classificabili come davvero gravi. A Lanciano, quindi, la situazione sembrerebbe essere ancora, tutto sommato, sotto controllo. Non bisogna però sottovalutare tutte quelle situazioni tragiche e di dolore che non riescono neanche ad uscire dalle mura domestiche. Per questo ancora molto c’è da fare, ma senza arrendersi, con volontà, buon senso, coraggio ed un paio di scarpette rosse ai piedi, un passo alla volta, c’è chi lotta per un futuro più in rosa.

Martina Luciani

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