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In una nuvola di incenso e pathos, si aprono le porte del Santo Sepolcro di Santa Chiara

Alle 22.00, la tradizionale fiaccolata degli Incappucciati tra le vie del centro storico.

| di Martina Luciani
| Categoria: Tradizioni e storia
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LANCIANO - Tra i riti della settimana santa, la sera del Giovedì Santo è senza dubbio la più sentita ed attesa.

Come tradizione vuole, ad ora crepuscolare, il portone della chiesa di Santa Chiara si apre e attraverso una nuvola di incenso, l’Arciconfraternita Morte e Orazione riconsegna ufficialmente il Santo Sepolcro alla città di Lanciano.

La consegna è simbolica, tanto quanto sono carichi di simboli i momenti che precedono l’apertura di quel portone. Un momento di preghiera, raccoglimento e di totale identificazione con la Passione di Cristo è quello che si trovano a vivere i confratelli presenti alla cerimonia di apertura del Sepolcro.

Il buio, la tipica luce blu che si staglia sul Cristo, l’incenso e le note del Miserere di Masciangelo, rendono l’atmosfera mistica e carica di pathos. E il rumore del legno che si apre e lascia penetrare la luce dall’esterno e l’ingresso di quanti sono fuori in attesa, segnano la perfetta commistione tra i riti della settimana santa lancianese e l’Arciconfraternita stessa.

L’origine della rappresentazione scenografica ed artistica del Santo Sepolcro risale al nuovo corso del pio sodalizio ed in particolare nel periodo a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80, quando la solennità dei riti della settimana santa visse una parabola ascendente notevole ed è da allora che il Sepolcro di Santa Chiara si è ufficialmente inserito nell’antica pratica devozionale della visita alle “Sette Chiese”. E negli anni, il Sepolcro dell’Arciconfraternita è diventato anche il simbolo tangibile dell’impegno fattivo dei confratelli per la custodia dei riti della settimana santa, tramandati di anno in anno, di generazione in generazione.

Ed è sempre negli anni ’70 che è stata ripristinata l’antica tradizione della fiaccolata degli Incappucciati che, alle 22.00 del Giovedì Santo, escono su due file, dalla chiesa di Santa Chiara e davvero “come fratelli” cingono il Cireneo scalzo che accolla la pesante croce di Cristo tra le vie del centro storico. Una processione che, sin da subito, ha riscontrato una grande partecipazione emotiva e varcato i confini della stessa città di Lanciano a riprova di quanto questi momenti vadano al di là del semplice rito religioso esteriore, ma si inseriscano nell'animo senza possibilità di uscirne.

Martina Luciani

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