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Un uomo, una croce, una città: il Cireneo

L’abito confraternale come abito morale e segno di anonimato del bene e penitenza

| di Martina Luciani
| Categoria: Tradizioni e storia
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LANCIANO - “Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio”. E’ così che nel Vangelo di Marco si legge di Simone di Cirene che aiutò Cristo, durante la salita al Golgota, a portare la sua pesante croce.

E dopo aver conosciuto insieme le tappe fondamentali della storia dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, è da qui che ci addentriamo nei veri e propri riti della settimana santa e nei suoi simboli.
Ed il maggior simbolo dei riti lancianesi legati all’Arciconfraternita è proprio la figura del Cireneo.

Il confratello che, scalzo e incappucciato, si accolla la pesante croce di Cristo, percorrendo le vie della città, circondato dall’abbraccio degli altri confratelli che, con le loro fiaccole, gli indicano la via.
 Il doloroso cammino verso la crocifissione si identifica completamente con questa misteriosa ed affascinante figura che, nelle due processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, è una vera calamita per chiunque assista ai solenni cortei.

Quello del Cireneo non è un ruolo che si interpreta, ma è una vera e propria impersonificazione, non solo con Simone di Cirene ricordato dal Vangelo, ma con tutta la passione di Cristo.

Il Cireneo viene scelto dal Priore, solitamente poco prima dell’uscita della processione e questa scelta ricade sul confratello che, durante l’anno, ha dimostrato più impegno, attaccamento e amore nei confronti dell’Arciconfraternita. Dopo la scelta, il confratello viene condotto in quella che viene chiamata la stanzetta del Cireneo, in cui ci sono solo un inginocchiatoio con un Vangelo, una sedia ed un catino con l’acqua. Lì sarà possibile riflettere, pregare e prepararsi ad accollare la croce.

Una preparazione più spirituale che fisica quella del Cireneo. Perché se è vero che reggere un peso di circa 25 chili su una spalla, sempre la stessa, a piedi nudi, per le vie della città, senza mai poterlo appoggiare a terra è faticoso, è altrettanto vero che il peso maggiore sarà dato da tutte quelle “croci” simboliche che il Cireneo vorrà aggiungere virtualmente a quella, reale, che accolla.

Una ricompensa per l’impegno profuso, ma mai un’aspettativa e soprattutto un momento di riflessione solo con se stessi che inizia con la formula recitata dal Priore “ti affido la croce di Cristo segno di amore e sofferenza, onora quest’Arciconfraternita”, prima di passargli il pesante legno.

E se chiediamo ad un Cireneo, che abbia davvero vissuto con pathos ed emozioni reali questa esperienza, cosa si vede attraverso il cappuccio mentre si accolla la croce, ci risponderà soltanto “i miei piedi”. E per quanto la fatica ed il dolore si facciano sentire, una volta rientrato, il suo pensiero sarà solo uno: “sono stanco, ma riuscirei anche adesso”.

E ciò che identifica non solo il Cireneo, ma i confratelli tutti, è l’abito. L’abito che non è solo quello esteriore, ma è anche e soprattutto un abito morale. L’abito assume il significato di devozione, penitenza ed impegno di vita migliore. Indossare l’abito è un modo per dare viva testimonianza di culto e carità. Parte integrante dell’abito è il cappuccio che serve per sottrarsi al pubblico riconoscimento ed evita che il bene prodotto diventi uno strumento di promozione sociale.

L’abito esteriore deve essere, quindi, espressione dell’abito interiore di un confratello che dovrebbe essere rivestito dei sentimenti di umiltà, concordia, penitenza del cuore, sacrificio, preghiera e anonimato del bene.
Così come anonima sarà l’identità del Cireneo, che non è lo stesso nelle due processioni della settimana santa, e una volta chiusa dietro di sé la porta della sua stanzetta, per tutti gli altri resterà solo il movimento quasi impercettibile del grande telone blu che lo ha visto passare alle sue spalle, come ricordo di un momento di fede, passione ed emozione, indelebile per ognuno dei presenti.

Martina Luciani

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