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La chiesa di Santa Chiara a Lanciano tra storia e arte

Le origini, i dipinti ed il legame con l'Arciconfraternita.

| di Simone Cortese
| Categoria: Arte e cultura
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LANCIANO - Durante la Settimana Santa, questa piccola chiesa che dà il benvenuto nel quartiere Borgo, diventa il cuore pulsante della fede e dell'identità cristiana della nostra città. Come forse avrete capito, stiamo parlando della chiesa dedicata a Santa Chiara d'Assisi che si trova all’imbocco di corso Roma. Le sue origini incerte sono senz’altro molto antiche visto che alcune fonti documentarie la citano già nel 1278, in un lasso di tempo di poco posteriore alla morte della santa umbra avvenuta nel 1253. L’edificio religioso era parte di un vasto complesso monastico di proprietà delle Clarisse che si trovava per ragioni strategiche a ridosso delle attuali fortificazioni urbane di epoca aragonese.

Dell’impianto originario del monumento non rimane nulla in quanto le attuali forme sono frutto di un intervento di restauro avvenuto nella metà dell’800 e anche l’interno a navata unica, con transetto e copertura a vela venne decorato nel 1854 con i pregevoli stucchi del maestro Demetrio Tenaglia di Orsogna. Lungo il perimetro interno della navata sono ancora visibili le grate dalle quali le sorelle di clausura assistevano alle funzioni religiose, mentre per esaltare le virtù della donna, ad ogni stazione della Via Crucis è assegnato il nome femminile di una santa.
 

La chiesa di Santa Chiara conserva al proprio interno diverse testimonianze di grande valore storico artistico. Possiamo vedere le statue di Santa Chiara, che dà il nome alla chiesa, San Filippo Neri, San Luigi Gonzaga e San Pompilio Maria Pirrotti, storico padre spirituale dell'Arciconfraternita. Tre sono le tele opera del pittore vastese Francesco Paolo Palizzi (1825-1871) che le dipinse a Napoli intorno al 1855, esse raffigurano la “Predica di San Francesco Saverio agli Indiani”, il “Martirio di Santa Cordula” visibili nel lato sinistro della chiesa e l’"Addolorata” in quello destro.

Alla mano di Teresa Palomba, complessa e misconosciuta artista di metà ‘700 si attribuisce invece l’elegante tela con la “Sacra Famiglia”. La parte sinistra del transetto venne invece decorata nei primi anni Duemila con gli affreschi del maestro Domenico Candeloro. Dal 1953 la chiesa ospita inoltre l’Arciconfraternita della Morte ed Orazione, fondata nel 1608 in città sotto la “protezione di San Filippo Neri” una delle personalità religiose più carismatiche dell’ambiente romano all’epoca della Controriforma.

Durante la processione del Venerdì Santo, che ancora oggi attira lungo le strade del centro storico migliaia di lancianesi, sfila accompagnata dai “Misteri” la statua lignea del Cristo Morto. Sulla sua origine resta ancora un velo di mistero e leggenda visto che secondo la tradizione, il simulacro venne realizzato da una suora di clausura che impazzì sconvolta dalla perfezione e bellezza dell’opera.

Più verosimilmente e secondo recenti studi, il manufatto venne realizzato nel secondo quarto del XVIII secolo dallo scultore frentano ma di scuola napoletana Domenico Renzetti (1679-1750). Al di là della storiografia e della leggenda, la statua del Cristo conserva tutt’oggi un’aura di misticismo e mistero che alimentano la forte devozione dei lancianesi nei confronti di questa realistica effigie del Figlio di Dio.

Simone Cortese

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