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Pescocostanzo: tra austera architettura e nostalgica transumanza

Il racconto con parole e disegni delle bellezze del borgo

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Arrivo di buon mattino e l'aria fresca dei quasi 1400 metri di altitudine da subito mi solletica la faccia.

La primavera è ancora qui mentre a valle i primi caldi estivi a sorpresa aggrediscono le campagne. Ci torno spesso in questo borgo, che domina come sentinella l'altopiano del Quarto Grande. Ci torno perché mi piace lasciare che la storia antica dei pastori e delle transumanze mi attraversino i pensieri mentre, sotto i vignali in fiore, cammino con la faccia in sù.

Pescocostanzo

Perché in alto, sui bei palazzi austeri ma preziosi nelle decorazioni e fregi in pietra, le ringhiere in ferro offrono una visione unica sulla grande tradizione della lavorazione artigianale dei mastri fabbri: volute, foglie e fronzoli barocchi coesistono con la durezza della pietra. Antichi scalpellini che, chiamati da paesi spesso lontani, venivano a celebrare con la loro maestria e sapienza la ricchezza procurata dalle armenti.

E così, con questi pensieri che mi accompagnano lungo le stradine lastricate in pietra di vari tagli e natura, arrivo alla piazzetta del municipio, vero e proprio "salotto buono", tesoro e ricchezza di socialità prima ancora che luogo di rappresentanza e potere.

Mi siedo sotto l'ombra di un ombrellone, anche lui all'ombra, del bar sotto il palazzo Fanzago dalle finestre a nicchia (o nicchie a forma di finestra?) in stile barocco. Mentre degusto un buon caffè e scaldo la mano con qualche schizzo veloce a matita della fontana difronte a me posta davanti al municipio. Incuriosito mi avvicino e ci giro intorno scoprendo, sorpreso, che è un prodotto estero, addirittura proveniente dalla Scozia, da una fonderia di Glasgow! (ricerche successive mi faranno scoprire non solo la storia della fonderia in questione ma che esiste una fontana gemella in una piazza della cittadina di Bussi sul Tirino in provincia di Pescara…non proprio a due passi!)

Tra un disegno e l'altro s'è fatta l'una e, accertato che l'appetito vien disegnando (almeno per noi disegnatori/pittori/girovaghi) scelgo di pranzare in un ristorante niente male, meta consueta quando sono qui. Tralascio la composizione del menù e abbandonati i piaceri della buona tavola mi dirigo verso la piazza della Collegiata sulla quale domina la Basilica di Santa Maria del Colle.

Mi siedo sulla lunga e maestosa scalinata in marmo, alto qualche gradino sulla strada, rivolgendo lo sguardo verso la piazzetta davanti a me.

Dallo zainetto tiro fuori il taccuino ormai abbastanza ricco di disegni colorati all'acquerello mentre il borgo pian piano torna ad animarsi. Credo che rimarrò qui fino al tramonto, quando l'aria fresca delle vicine montagne tornerà ad accarezzarmi la faccia, soddisfatto per un'altra domenica di arte, storia, natura, cucina e…tranquillità.

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