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Il Dono a Lanciano, un rito che si ripete

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Risalirebbe addirittura al 1883 la prima sfilata per le strade di Lanciano dei contadini delle contrade che, coi loro carri trainati da buoi e cavalli, portavano in dono alla Madonna i prodotti della loro terra, quale segno di gratitudine per il buon raccolto che ogni anno riempiva i loro campi. Stiamo parlando della tradizionale Festa del Dono, che si svolge a Lanciano la mattina dell’8 settembre e che, ogni anno, di volta in volta, rinnova la tradizione dei contadini, dei cosiddetti “contradaioli” che guidano i loro carri carichi di prodotti della terra lungo Corso Trento e Trieste fino alla Cattedrale della Madonna del Ponte in Piazza Plebiscito. Una manifestazione importante e molto sentita dalla popolazione, un vero momento folkloristico incastonato nella bellissima cornice delle feste del settembre lancianese che, tra canti, fuochi d’artificio e festa del giocattolo, trova anche un momento di riflessione religiosa nella sfilata della donne e degli uomini delle contrade che, indossando gli abiti tradizionali, seguono ordinatamente il capo contrada fino a portare i propri doni all’ingresso della Cattedrale della Patrona di Lanciano. L’immagine dei tempi antichi, la memoria dei nostri nonni, il ricordo di quanto l’Abruzzo sia una terra legata alle sue tradizioni contadine, le insegne delle contrade, scene reali di una vita fatta di sacrifici, alzate la mattina presto quando il gallo suona la sveglia, l’immagine del lavoro nei campi e la vista del raccolto che rallegra l’anima, è una tradizione che ogni anno richiama centinai di persone sul bordo di corso Trento e Trieste che vogliono ancora una volta partecipare con la loro presenza a questo rito antico e importante. Nata come una festa pagana di ringraziare gli dei per il copioso raccolto e per placare la loro ira per i peccati dell’animo umano secondo i dettami, gli usi e i costumi dell’antica cultura greco-romana, oggi la feste del Dono è un rito profondamente cristiano e cattolico, una manifestazione di ringraziamento alla Vergine per i prodotti della terra. Tra suoni di fisarmoniche e canti tradizionali, tra donne con in testa le caratteristiche conche di rame dove una volta si portava l’acqua e uomini che guidano i carri carichi di uva, frutta, verdura e formaggi fatti secondo le antiche tradizioni, tra vivaci tamburelli e inni alla Vergine Maria, alla fine della sfilata, dopo la messa officiata dal Vescovo dell’Arcidiocesi di Lanciano e Ortona e dopo la benedizione del dono, i prodotti portati dai contadini vengono venduti all’asta e il ricavato offerto per finanziare le feste patronali.
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