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Perché dire no ad Ombrina?

Orlando Volpe (Nuovo Senso Civico) ci ha aiutato a capire i motivi ambientali, economici, ma anche culturali per cui "il nostro mare non si tocca".

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LANCIANO - Adesso manca davvero poco alla grande manifestazione “No Ombrina” che è pronta ad invadere pacificamente Lanciano per difendere il mare Adriatico dalle trivelle, domani, sabato 23 maggio. E una volta conosciuto il percorso del corteo, i divieti lungo le strade e tutte le informazioni logistiche del caso, resta una sola cosa da sapere: perché unirsi al corteo per gridare no ad Ombrina?

Noi abbiamo deciso di chiederlo ad Orlando Volpe, attivista Nuovo Senso Civico, da anni impegnato nella difesa dei nostri territori ed in particolare del nostro mare.
Dopo il sì del comitato VIA del Ministero dell’Ambiente, la strada sembra sempre più spianata per la piattaforma che, se autorizzata anche dal Ministero dei Beni Culturali e dello Sviluppo Economico, sorgerebbe tra circa un anno a 3 miglia (circa 5 chilometri e mezzo) dalla costa di San Vito Chietino in concessione per 24 anni alla società statunitense Rockhopper. Ma non tutto è perduto. E i motivi per sostenere questa battaglia sono molteplici.

“Sostanzialmente sono tre le grandi cause per cui dire no ad Ombrina - ci ha detto Orlando Volpe - di origine economica, ambientale e antropologico-culturale”.

“Le dichiarazioni dei vari governi - ci ha spiegato Volpe - che giustificano l’attuale strategia energetica con la promessa di investimenti miliardari, nuovi posti di lavoro ed un giovamento per il fabbisogno energetico, sono false”.
E Volpe prende spesso ad esempio la Basilicata, regione ormai votata al petrolio da decenni, dove queste piattaforme non solo non hanno portato il benessere sperato, ma hanno addirittura distrutto ciò che c’era, ed in cui oggi non c’è neanche l’ombra di questi grandi investimenti.

“Ombrina sarebbe una piattaforma altamente automatizzata - ha sottolineato lo stesso Volpe - che darebbe lavoro solo a 16 persone, molto specializzate, a fronte delle migliaia di posti che si perderebbero tra operatori turistici e agricoltori. E secondo studi accreditati, in 30 anni, si riuscirebbe a coprire il fabbisogno energetico italiano per meno di due mesi, tra gas e olio. Il gioco vale la candela?” si chiede l’attivista NSC.


Dal punto di vista ambientale, anche dopo i recenti fatti che hanno interessato la California, non è difficile immaginare quali siano i potenziali i rischi.

“Noi siamo legati ad una storia di pastori, agricoltura e pesca - ha proseguito Volpe - e la nostra regione è occupata al 40% da parchi e fonda il suo turismo sulla bellezza del mare e dell’enogastronomia. Come si potrebbe conciliare tutto questo con Ombrina che fa da sfondo ad un’alba sul mare?”. E Volpe accusa la politica regionale di non aver saputo valorizzare e difendere quel brand Abruzzo secondo cui siamo, o eravamo, la regione verde d’Europa.

In ultimo, ma non per importanza, il problema culturale. “Cambiare DNA ad un popolo, snaturarlo - ci ha detto ancora Volpe - significa portare ad una devastazione culturale e ad un cambiamento antropologico non richiesto. E il nostro compito, oggi - ha ribadito Orlando Volpe - è convincere chi ci governa che l’Abruzzo vuole un altro destino economico. Il nostro mare non si tocca”.

“Ci avviciniamo a questa manifestazione con la massima fiducia e vogliamo trasmetterla a quante più persone possibili perché sì - ha concluso infine Orlando Volpe - cambiare il destino delle nostre terre si può, basta non perdere la speranza”.

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