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Battaglia contro il petrolio, consegnate 50mila firme sui tavoli del potere

La petizione di Nuovo Senso Civico e difesa Beni comuni spedita a governo e ministeri

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LANCIANO. E' stata inviata ufficialmente nei giorni scorsi la petizione di oltre 50mila firme di cittadini abruzzesi contro il petrolio. La dichiarazione certificata dal Tribunale di Lanciano, è arrivata sui tavoli del Governo, dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'ambiente, del Parlamento europeo e di tutte le istituzioni governative provinciali, regionali e nazionali. Non si ricorda dai tempi della Sangro Chimica di Atessa una simile e massiccia mobilitazione da parte dei cittadini. I no al pterolio, 50.150, sono stati raccolti con pazienza e testardaggine dalle associazioni Nuovo Senso Civico e Difesa dei Beni Comuni. La campagna di informazione è partita circa due anni fa nelle piazze, nelle sagre, nelle spiagge e in tutte le ricorrenze importanti delle quattro province abruzzesi, in particolare Chieti e Pescara. I cittadini hanno firmato la petizione che chiede "la revoca di tutti i permessi di ricerca, coltivazione e lavorazione di idrocarburi sull'intero territorio e sulle coste antistanti per gravi motivi ambientali ai sensi dell'art. 6, comma 11 e dell'art. 9, comma 2 della Legge 9 gennaio 1991 n. 9". "Da ormai 10 anni (dal 2001) - interviene Alessandro Lanci, presidente di Nuovo Senso Civico - i petrolieri lavorano alla petrolizzazione e al conseguente declassamento dell'Abruzzo da regione verde d'Europa a regione Nera d'Europa. Anni in cui la classe politica sapeva, taceva e firmava le autorizzazioni che avrebbero condannato tutti gli abruzzesi. Sono interessati 221 comuni su 305. Il 90% della popolazione". "Durante le elezioni regionali del 2008 - prosegue Lanci - tutti i partiti si dichiaravano contrari al petrolio e soprattutto alla costruzione delle raffinerie: la paura di perdere consenso e voti fa anche di questi miracoli. In realtà, per Nuovo Senso Civico, apparentemente la Regione "finge" di essere contraria e propone una legge nel 2009 che poi verrà impugnata dal Governo centrale neanche un mese dopo. Una legge definita dall'associazione "legge perizoma" nel senso che avrebbe difeso ben poco del nostro territorio". La petizione è stata anche spedita ai tecnici dei ministeri: "Ora - conclude Lanci - non si potrà più dire che l'Abruzzo è a favore del petrolio e che non ha presentato osservazioni alle istanze di permessi di ricerca e raffinazione del petrolio. Ora l'Abruzzo ha detto ufficialmente no al petrolio".
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