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La Fiom festeggia 110 anni

Oggi un'assemblea di rsu e delegati per celebrare il compleanno del sindacato dei metalmeccanici

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LANCIANO. Centodieci anni dalla nascita e non è ancora stanca la Fiom. E' stato celebrato oggi, nella Casa di Conversazione del Comune, l'anniversario della nascita del sindacato delle tute blu. Un compleanno importante, che ha messo insieme per un giorno vecchi e nuovi delegati, giovani con in tasca la tessera ancora fresca del sindacato dei metalmeccanici e storiche rsu premiate per gli anni di impegno nelle lotte sindacali. A confronto, inevitabilmente, due mondi. Quello che eravamo e quello che siamo, vecchie bandiere e nuove battaglie. Oltre un secolo di storia tuttavia non sembra aver cambiato di molto la funzione del sindacato. "C'è ancora bisogno di noi - commenta Michele Marchioli, segretario provinciale Cgil - l'intermediazione del sindacato nel salvaguardare i diritti è fondamentale soprattutto oggi". In Val di Sangro questo compleanno porta ad una lettura più approfondita. "I precari sono stati spazzati via e il territorio si è chiuso su se stesso, come se fosse imploso - continua Marchioli - si sono scontrati due modelli, quello della finanza, che ha portato disastri in tutto il mondo e quello dei diritti. In Italia non si può prescindere dai diritti primari del lavoratore: dopo la Germania siamo il paese che più dipende dalle esportazioni in Europa, non a caso la crisi ha bypassato le banche abbattendosi direttamente sull'industria e sui lavoratori". "Siamo tornati indietro di decenni - spiega Davide Labbrozzi, coordinatore provinciale della Fiom - sono stati scambiati i diritti per il lavoro, due elementi che invece per noi sono inscindibili". Il sindacato si è quindi dovuto reinventare. La crisi ha portato a nuove sfide e a ridiscutere temi che sembravano acclarati. Bisogna tornare al contratto, per esempio. Arrivare ad un impegno che metta d'accordo tutti e che poi va rispettato, costi quel che costi. "La Val di Sangro - sottolinea ancora Marchioli - che è figlia di tante battaglie, è ancora una delle aree industriali più importanti del centro-sud. Ma per crescere e passare finalmente la crisi bisogna puntare all'innovazione, alla qualità e a prodotti nuovi che siano competitivi sul mercato". E poi ci sono i diritti. Senza di quelli il lavoratore è svuotato di tutto. I carichi di lavoro sulla catena di montaggio ad esempio, sono arrivati al 100%. Significa che la saturazione è massima e che non si ha più nemmeno il tempo di alzare lo sguardo. "Sono aumentate le malattie professionali - interviene Giuseppe D'Ortona, rsu Fiom della Sevel - come tunnel carpale, ernia, stress e aumentano gli infortuni. In tre mesi in alcune aree ci sono stati più di 10 incidenti e giovedì scorso abbiamo fatto uno sciopero di un'ora sulla catena di montaggio per la questione sicurezza: un operaio ha rischiato di ferirsi seriamente a un occhio". E poi ci sono i cosiddetti weekendisti, giovani nomadi da lavoro che per due giorni a settimana cambiano città, stabilimento e abitudini per qualche euro in più. "Anche a loro non si garantisce una corretta condizione di lavoro - prosegue D'Ortona - questi ragazzi sono messi alle catene senza nessuna formazione e si rischia di farsi male. Resta il fatto che si potrebbe prendere i precari del posto invece che pagare le trasferte di altri, siamo trattati come carne da lavoro".
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