Egregio Avvocato Scalera, qualche giorno fa ho avuto modo di ascoltarLa al tgr in qualità di neo garante dei detenuti Abruzzo.
Devo dire che ciò che Lei ha detto mi ha molto bene impressionato, soprattutto quando ha evidenziato i problemi legati alla logistica dei penitenziari abruzzesi e al fatto che nella carceri ci sono ancora celle senza docce e senza acqua calda. La conclusione del suo intervento mi è sembrato ancor più interessante dal momento in cui ha detto che la carenza di personale di Polizia penitenziaria rappresenta uno dei problemi principali.
Che dire ....chi bene incomincia potrebbe collocarsi tra chi si ritroverebbe ad essere a metà dell'opera. Certo, se non fosse però per il fatto che l'impianto dei penitenziari italiani in generale e abruzzesi in particolare è stato negli ultimi 15 anni talmente caratterizzato dal disfattismo più assoluto dal punto di vista sia esso istituzionale che politici da aver ricoperto di un enorme spessore di ruggine gli ingranaggi che ne caratterizzano il complesso meccanismo.
Stimatissimo Garante, pensare di farlo rimettere in funzione, così come contemplato dalla Costituzione e da tutte le leggi ordinarie che ne caratterizzano l'impianto civile, risulta compito assai arduo se non si è accompagnati da seri e risolutivi collaboratori politici.
Non La conosco, è vero, ma molti me ne hanno parlato molto bene.
Personalmente dopo avreLa ascoltata le riconosco la voglia di immedesimarsi nel ruolo di sentinella del diritto non solo dei detenuti ma anche, stante le belle parole da lei stessa proferite, di tutti coloro i quali in carcere ci entrano ed escono per guadagnarsi il pane.
Se questo è lo spirito che caratterizzerà la sua opera in me troverà sempre un valido alleato.
Lottare insieme per riportare lo stato di diritto nelle carceri e del sovraffollamento carcerario ad un regime di mera legalità contribuendo, così, ad annientare l'ipocrisia di governi succedutisi nel tempo, compreso l'ultimo che alle parole non ha fatto, almeno sinora, seguire i fatti, dovrà rappresentare la prima cosa visto che per riportare un equilibrio al numero di agenti previsti e ad oggi in difetto di quasi 19.000 unità non basterà un decennio di impegno politico e soprattutto di spesa.
L'ultimo esecutivo aveva assicurato che avrebbe proceduto a deflazionare il numero di presenze in carcere portando via i detenuti stranieri e impegnando comunità terapeutiche per ospitare quelli vittime di tossicodipendenza. Belle parole, salvo farci ritrovare in Italia con diverse migliaia di detenuti in più rispetto agli ultimi discorsi fatti in merito.
In Abruzzo rispetto allo scorso anno ci si ritrova con 2040 detenuti reclusi negli otto istituti rispetto ai 1947 dello stesso periodo del 2023 rapportati a una capienza regolamentare che non dovrebbe superare le 1634 unità. Un numero che spaventa, soprattutto per l'enorme divario rispetto appunto all'anno che lo ha preceduto.
Realtà come Sulmona che presenta 448 detenuti all'attivo rispetto ai 323 previsti; Pescara con 462 posti occupati sui 276 regolamentari; Teramo 390/255 e Chieti 135/79 non danno proprio una dimostrazione di rispetto della legalità.
Gli interventi sulla logistica da Lei evocati e che bene interpreta la politica dallo scrivente da sempre sostenuta, soprattutto dalla data di promulgazione avvenuta nel lontano anno 2000 del regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario, è un piacere sentirla finalmente appoggiata da argomentazioni valide.
Contribuire a fare del carcere un luogo dove la decenza strutturale aiuti la convivenza civile evitando cosi di farla ergere a ricettacolo di infamia umana oltre che di possibile quando inopportuno veicolo delle più disparate patologie, deve rappresentare l'urgenza legata all'emergenza.
Far dotare le camere di pernottamento di acqua calda e di docce aiuterebbe tutti, detenuti e personale, a vivere meglio il rapporto con la detenzione e con il proprio lavoro. Se a ciò ci aggiungiamo la necessità di rinfrescare i vetusti impianti e di evitare che reparti detentivi si trasformino in piscine allora si che contribuiremmo ancor più a dimostrare che un po' di civiltà in quella che si definisce settima potenza mondiale esiste ancora.
A tal proposito La invito, considerata la tendenza insita nel genoma di alcuni amministratori italici a progettarli alcuni risolutivi interventi per poi metterli da parte, a seguire il caso di Sulmona ed evitare che i lavori di ammodernamento dei tre obsoleti padiglioni all'uopo predisposti vengano cancellati. Si apra pure il nuovo padiglione ma a patto che si restaurino i vetusti reparti in essere.
Egregio Garante, facciamo in modo che tutto quello che le ho rappresentato entri a far parte della sua Mission. Faccia tutto questo quasi rappresentasse un mantra per lei e Le assicuro che in me troverà davvero quel valido alleato di cui Lei ha bisogno perché, egregio Dottoressa Scalera, come detto, il suo compito si presenta arduo, molto arduo.
Buon lavoro e a presto.
Con stima
Il Vice Segretario Generale SPP Mauro Nardella