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Abruzzo, la storia delle carte da gioco tipiche della regione

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C’è un antico legame che unisce gli italiani e le carte da gioco. Queste sono da secoli non solo un passatempo ma una vera e propria espressione di creatività, inventiva e cultura che definisce le abitudini e le attitudini di un popolo. D’altronde se questo tipo di svago, questa attività esiste in questa forma da quasi cinque secoli, un motivo ci sarà. E quel motivo è una forma di eredità popolare che si è tramandata nel tempo sotto la forma di tanti giochi e di tanti tipi mazzi, ognuno con la sua specificità. Come quello tipico dell’Abruzzo che in realtà ha origini estremamente recenti ma che reca in sé, nella sua realizzazione, elementi caratteristici della regione. Per come tipicamente le conosciamo, le carte da gioco risalgono all’incirca al sesto secolo ma oggi tutte le carte da gioco regionali, con la diffusione di moderne piattaforme di gioco digitale, sono costrette ad 'abdicare' ai mazzi di carte mainstream come quelli francesi. Basta scorrere una pagina sui bonus offerti per gli utenti dei casinò per scoprire come il poker e altri giochi con le francesi al centro dell'offerta dei giochi di carte digitali. C’è però chi resiste e non abbandona queste tessere per continuare a giocare ai giochi tipici della tradizione italiana che infiammano i tavoli delle serate tra amici e parenti, soprattutto nei periodi di festa.

Le carte abruzzesi, le caratteristiche

In Italia esistono sostanzialmente tre tipologie di mazzi di carte: quelle spagnole, quelle francesi e quelle tedesche. Le carte abruzzesi derivano dalle tessere della tradizione spagnola e sono, più in particolare, una variante delle carte napoletane. In realtà hanno una origine molto recente, parliamo del 2010, ma le caratteristiche con le quali sono state realizzate sono molto particolari e interessanti, con raffigurazioni che traggono spunto dal Comitato organizzatore “Mostre ceramiche antiche e moderne” di Teramo. Innanzitutto c’è da specificare che si tratta di un mazzo di carte da 40 tessere suddivise, come tipicamente è, nei quattro semi di ori, coppe, spade e bastoni.

La cosa affascinante di queste carte è che sono state realizzate per omaggiare in tutto e per tutto la regione, assegnando ogni seme ad una delle quattro province dell’Abruzzo, ai personaggi storici a cui la regione ha dato i natali o a significative opere e luoghi della regione.

Così i bastoni, o meglio l’asso di bastoni, è realizzato per simboleggiare la città di Pescara. Sulla carta viene riportato il motto latino “Auderesemper”, cioè osare sempre, che vuole essere un chiaro omaggio al poeta pescarese Gabriele d’Annunzio, alla sua forza creativa che ispirava coraggio e vigore.

Poi le coppe, che omaggiano la città di Teramo con le maioliche tipiche della ceramica di Castelli ma anche una citazione che ricorda l’antica battaglia tra le fazioni dei Melatino e dei de Valle, con la frase “A lo parlare agi mesura”.

Per L’Aquila invece c’è il seme dei denari sul cui asso è raffigurato lo stemma federiciano con il motto “immota manet”, cioè rimane immobile, riferendosi alla capacità degli aquilani di avere una grande forza di volontà e una tenacia nel rialzarsi e ripartire dopo ogni difficoltà. Ma Federico II è rappresentato anche nel re di denari, un doppio omaggio, dunque, per colui il quale ha contribuito più di tutti a sviluppare la società aquilana nel medioevo.

Infine le spade che simboleggiano Chieti. La spada dell’asso di questo seme è un chiaro riferimento al gladio cinto sul petto del Guerriero di Capestrano, una scultura del VI secolo a.C. oggi conservata nel Museo Archeologico di Chieti.

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