Non dimenticheremo i nomi e i volti dei lavoratori che, superati i cancelli della ex Esplodenti Sabino, ne sono usciti trasportati dentro una bara. Persone uscite di casa per riportarvi il pane sono state uccise in un’azienda non sicura.
Siamo stanchi di piangere vite spezzate; stanchi di pagare il conto più alto possibile alla produzione di strumenti di morte; stanchi di rischiare la vita per gonfiare i conti in banca di chi dovrebbe investire in sicurezza e invece considera accettabile il rischio di morte dei lavoratori.
Non staremo a guardare passivamente una riconversione in produzione di armi che fa della morte una fonte di profitto e che non garantisce livelli di sicurezza adeguati né dentro né fuori le mura dell’azienda.
Non accetteremo di subire una vera e propria colonizzazione del nostro territorio da parte di una multinazionale delle armi, che dietro la copertura del segreto militare potrebbe rendere opache o inaccessibili importanti informazioni sui rischi ambientali legati all'inquinamento da metalli pesanti o sostanze chimiche.
La nostra vita non è una merce da barattare con il lavoro. La nostra salute non è in vendita.
Pretendiamo soluzioni diverse dalla riconversione della ex Esplodenti Sabino in fabbrica di produzione di armi, la chiusura immediata dello stabilimento, la tutela dei lavoratori e dell’ambiente che abitiamo, un’economia alternativa civile e non bellica del nostro territorio.
Si può fare e ci mobiliteremo per farlo.
Per tutto questo e per la costituzione di un comitato, convochiamo un’assemblea pubblica per venerdì 11 settembre, ore 21, presso l’oratorio Via del Forte n.42 a Casalbordino.
Basta fabbriche di morte! Riprendiamo in mano il nostro futuro.

