In relazione al Programma Operativo 2026–2028 presentato al Tavolo permanente della Salute, Daniele Leone, delegato sindacale RSA FP CGIL e componente del Tavolo Tariffe – sottogruppo RSA, RA ed ex art. 26, ha trasmesso all’assessora regionale alla Salute Nicoletta Verì una nota istituzionale che richiama un punto centrale: l’equilibrio economico-finanziario del sistema può essere credibile solo se include la rete sociosanitaria accreditata che, ogni giorno, garantisce la presa in carico della fragilità, della disabilità e della cronicità lungo il continuum ospedale–territorio.
«Nei centri di riabilitazione accreditati e convenzionati ex art. 26 della L. 833/1978 si concentrano oggi bisogni clinico-assistenziali complessi: anziani fragili con cronicità, persone con esiti di ictus ed emorragie cerebrali, pazienti con patologie neurodegenerative (SLA, Parkinson, demenze), riabilitazione post-frattura di femore e percorsi di salute mentale e riabilitazione psichiatrica. È su questa filiera territoriale che si misura la capacità del sistema di garantire continuità e appropriatezza assistenziale», sottolinea Leone. Rette ferme da anni: serve un adeguamento strutturale La nota evidenzia che le rette riconosciute alle strutture sociosanitarie accreditate e convenzionate ex art. 26 della L. 833/1978 risultano ferme da anni, mentre i costi reali dell’assistenza e della gestione sono aumentati in modo significativo (farmaci e presidi, energia e riscaldamento, servizi esternalizzati, logistica e manutenzioni).
Quando la distanza tra valore riconosciuto e costo effettivo diventa strutturale, non si colma con semplici “ottimizzazioni” interne: si genera un rischio per la continuità dei percorsi e per la capacità di mantenere standard adeguati di qualità e sicurezza. Coerenza con la riforma nazionale: il territorio non è marginale Secondo Leone, il Programma Operativo regionale deve essere coerente con i principi della leggedelega di riforma del SSN: continuità ospedale–territorio, integrazione socio-sanitaria, presa in carico della non autosufficienza e della salute mentale.
«La riforma non può restare un enunciato: deve tradursi in programmazione e strumenti operativi nei presìdi territoriali che reggono cronicità e fragilità, nel perimetro dell’art. 32 della Costituzione». Riconversione e nuovi setting: una programmazione vera, non uno slogan La nota propone di riaprire in modo strutturato il confronto sulla riconversione del mondo sociosanitario, definendo una cornice di programmazione e di sostenibilità economica coerente. In particolare, viene chiesto di pianificare nuovi setting e percorsi dedicati ai bisogni emergenti e all’evoluzione demografica:
percorsi e moduli dedicati a demenze e non autosufficienza, con presa in carico riabilitativa e assistenziale integrata; percorsi specifici per patologie neurodegenerative e complesse (es. SLA, Parkinson);
autorizzazione di centri diurni dedicati all’autismo, prioritariamente presso strutture già accreditate, valorizzando competenze ed esperienza maturate sul territorio;
integrazione strutturata con la salute mentale nel modello distrettuale/territoriale, anche attraverso l’attivazione di setting diurno-riabilitativi per bisogni psichiatrici non residenziali e la messa a sistema di ambulatori accreditati e convenzionati (psichiatria e psicologia), in continuità con i percorsi di ricovero e con i servizi territoriali.
«Se la Regione intende utilizzare la rete ex art. 26 come infrastruttura territoriale reale, deve renderne possibile l’evoluzione con regole chiare, percorsi integrati e obiettivi misurabili, accompagnati da un valore tariffario adeguato che consenta cure complesse in sicurezza e continuità», conclude Leone.
«Parliamo anche di un settore che, in Abruzzo, sostiene occupazione qualificata per circa 3–4 mila operatori: tenerlo ai margini significa indebolire la capacità di risposta dell’intero sistema».