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I retroscena dell'alta finanza raccontati nel romanzo "I diavoli"

| di Mario Sammarone
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Guido Maria Brera è certamente una persona che, ovunque si cimenti, lascia di sé un'impronta. Lo è stato nel campo della finanza, dove ha operato da protagonista ed è tuttora chief investment officer di una società di gestione patrimoniale da lui stesso fondata. Nel mondo della scrittura, si è imposto con il suo romanzo “I diavoli” (RCS Edizioni), ottenendo grande successo. Anche Walter Siti, nel suo “Resistere non serve a niente” – premio Strega 2013 – si è ispirato a lui per delineare il protagonista del suo romanzo, che anche nel titolo riecheggia una frase pronunciata da uno dei personaggi de “I diavoli”.
Resistere non serve a niente. Già, perché è forse questo lo spirito del romanzo di Guido Maria Brera, che racconta come la finanza sia oggi dovunque, con il suo potere capace di reggere le sorti dell'intero Occidente, e il suo fascino conturbante come ogni cosa che appare lontana, misteriosa, indecifrabile. E potente. Ma anche molto vicina.

Leggendo “I diavoli” di Guido Maria Brera, scopriremo quanto la finanza influisca nelle nostre vite, determinandole attraverso meccanismi programmati da menti finissime, che praticamente hanno in mano l'andamento del mondo. Il protagonista Massimo, asceso nella scala sociale fino alle vette di una banca d'affari, è un uomo in crisi da molto tempo. Somatizza il suo malessere in sintomi che evita di prendere in considerazione, aggirandoli come aggira la crisi nel rapporto con sua moglie e con la figlia India. Solo con Roberto, il figlio minore, un ragazzo di circa dieci anni, riesce a liberarsi della sua corazza emotiva per instaurare un rapporto di confidenza e complicità, nel comune amore per la libertà e il mare. Quel mare che però è stato tradito da Massimo, che in gioventù ha frequentato la costa dell'Argentario con l'amico Mario, dove i due sono stati ammaestrati nella disciplina della vela da un pescatore della zona, promettendosi a vicenda di rimanere fedeli a un'idea di libertà e onestà che quando si è giovani pare l'unica via praticabile. Ma la vita si impone per quello che è, e Massimo con il suo lavoro si ritrova in un mondo dove uno conta solo per i soldi che guadagna.
Massimo è sempre stato il migliore, autorevole e veloce – la velocità è una qualità indispensabile per un trader. Massimo è anche un homo ludens, un giocatore che però non trova più piacere nel ripetere il gioco di sempre. E così, arrivato al vertice della scala sociale con uno stipendio di cinquanta milioni di dollari l'anno, decide di lasciare tutto, il lavoro, la famiglia, Londra dove abita da quindici anni, per ritirarsi nel suo Argentario con il solo figlio Roberto.

Questa la storia personale. Sullo sfondo gli Stati Uniti che continuano a stampare carta moneta per salvare le loro imprese dal fallimento. Non ci sono soldi per evitare il fallimento di una banca? Non importa. Si immettono in circolo verdoni nuovi di zecca e i debiti verranno pagati dalla prossima generazione, o ancora meglio da altri, in una sottile e gigantesca lotta immateriale con effetti, tuttavia, del tutto reali sulla vita delle persone.

L'Europa intanto sembra incancrenita nel suo rigore a tutti i costi, e incapace di sviluppare una politica autonoma, mentre la Grecia passa attraverso il default e per le mani della troika di Bruxelles, con il suo antico popolo vittima di un tremendo dio sconosciuto. Un dio che ha sostituito la finanza al lavoro degli uomini, e che sembra aver creato un diabolico incantesimo per cui sono i soldi a generare altri soldi, invece di essere investiti in progetti, opere, idee.

Ma ben presto è chiaro che la Grecia è solo l'inizio. Anche chi sembrava inviolabile sarà violato, e chi era intoccabile sarà toccato. Se pensiamo agli ultimi fatti di cronaca, in cui abbiamo visto la Francia in piazza a sfidare l'Europa (e la Germania), vediamo quanto sia profetico questo romanzo di Brera.
A risvegliare Massimo dal suo buen retiro sull'Argentario arriva una una grave minaccia contro l'Italia. Il suo paese è sotto attacco: gli speculatori hanno deciso di tenderle un agguato mortale e di spartirsi la sua succulenta carcassa “nella più grande operazione finanziaria dell'anno, forse del decennio”. L'occasione sarà offerta dal probabile fallimento di un'antica banca italiana e da un'asta di titoli di Stato rimandata troppo a lungo dal governo per paura di un esito negativo.

La Germania e l'Europa non muoveranno un dito: all'Italia l'onere di rimettere a posto i propri conti. Massimo capisce che si tratta della fine non solo del suo paese, ma di tutto il modo di vivere occidentale. È il crollo dell'intera classe media, inibita e angosciata da una crisi senza fine. Ieri è stata la Grecia, oggi l'Italia, domani sarà sicuramente la Francia. Massimo decide di agire: ha carta bianca dal governo italiano e si reca a Roma per un'operazione che coinvolge, oltre al suo vecchio staff di Londra, anche un vecchio presidente della Fed, un rappresentate della banca più potente della federazione russa e un executive del fondo sovrano di Pechino, tutti uniti per fronteggiare l'ottuso rigore tedesco e la speculazione internazionale.

Grazie al carisma e alle sue vecchie abilità, Massimo riesce a convincere gli interlocutori internazionali a mettere in atto un salvataggio con operazioni spericolate che riescono a salvare l'asta dei Bot, e con essa il destino dell'Italia. Ma per quanto a lungo? Il tempo scorre e il debito pubblico è sempre una gigantesca polveriera pronta ad esplodere. Il cammino dovrà partire dalla politica e mettere in gioco le migliori forze del paese, troppo a lungo rimaste inerti.

Massimo profetizza una speranza, quella nei giovani che dovranno prepararsi e costruire un futuro diverso, diventando attori del proprio destino e recandosi all'estero per capire come trasformare il proprio paese e vincere le sfide del XXI sec., in modo da creare un'Italia che non possa più temere attacchi. Se non si metteranno in campo le migliori risorse – questo il retaggio del libro di Brera – verrà un tempo in cui lavoreremo per pagare i debiti dei nostri padri, oppure saremo asserviti a multinazionali o a governi stranieri che, in cambio di un briciolo di stabilità, si prenderanno tutta la grandezza di questo paese.
Dipende da noi. Progettiamo il nostro futuro e non attendiamo pigramente che siano altri a farlo per noi. Il tempo scorre e gli speculatori sono sempre in agguato. O si soccombe sconfitti da un destino cieco che non deve essere tale oppure si rinasce dalle ceneri. Proviamoci.

Mario Sammarone

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