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Mille preghiere per una sola croce: il cammino del Cireneo

La misteriosa figura del confratello scalzo e l’abito confraternale come abito morale, segno di anonimato del bene e penitenza.

| di Martina Luciani
| Categoria: Tradizioni e storia
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foto Francesca Colacioppo

LANCIANO - “Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio”. E’ così che nel Vangelo di Marco si legge di Simone di Cirene che aiutò Cristo, durante la salita al Golgota, a portare la sua pesante croce.

E ciò che cattura maggiormente l’attenzione, nei giorni in cui si ripercorre la Passione di Cristo a Lanciano, è proprio la figura del Cireneo scalzo, che con il suo passo lento ma mai incerto, accompagna le processioni del giovedì e venerdì santo.

Dopo aver conosciuto insieme le tappe fondamentali della storia dell’Arciconfraternita Morte e Orazione ed aver capito insieme come si diventa confratelli, è proprio dal Cireneo che ci addentriamo nei veri e propri riti della settimana santa e nei suoi simboli.

Il confratello che, scalzo e incappucciato, si accolla la pesante croce di Cristo, percorrendo le vie della città, circondato dall’abbraccio degli altri confratelli che, con le loro fiaccole, gli indicano la via. Il doloroso cammino verso la crocifissione si identifica completamente con questa misteriosa ed affascinante figura che, nelle due processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, è una vera calamita per chiunque assista ai solenni cortei.

Quello del Cireneo non è un ruolo che si interpreta, ma è una vera e propria impersonificazione, non solo con Simone di Cirene ricordato dal Vangelo, ma con tutta la passione di Cristo.

Il Cireneo viene scelto dal Priore, solitamente poco prima dell’uscita della processione e questa scelta ricade sul confratello che, durante l’anno, ha mostrato più impegno, attaccamento e amore nei confronti dell’Arciconfraternita. Dopo la scelta, il confratello viene condotto in quella che viene chiamata la stanzetta del Cireneo, in cui ci sono solo un inginocchiatoio con un Vangelo, una sedia ed un catino con l’acqua. Lì sarà possibile riflettere, pregare e prepararsi ad accollare la croce.

Una preparazione più spirituale che fisica quella del Cireneo. Perché se è vero che reggere un peso di circa 25 chili su una spalla, sempre la stessa, a piedi nudi, per le vie della città, senza mai poterlo poggiare a terra è faticoso, è altrettanto vero che il peso maggiore sarà dato da tutte quelle “croci” simboliche che il Cireneo vorrà aggiungere virtualmente a quella reale che accolla.

Una ricompensa per l’impegno profuso, ma mai un’aspettativa e soprattutto un momento di grande raccoglimento ed introspezione che inizia con la formula recitata dal Priore “ti affido la croce di Cristo segno di amore e sofferenza, onora quest’Arciconfraternita”, prima di passare il pesante legno per l'uscita in processione.

E se chiediamo ad un Cireneo, che abbia davvero vissuto con pathos ed emozioni reali questa esperienza, cosa si vede attraverso il cappuccio mentre si accolla la croce, ci risponderà soltanto “i miei piedi”. E per quanto la fatica ed il dolore si facciano sentire, una volta rientrato, il suo pensiero sarà solo uno: “sono stanco, ma riuscirei anche adesso”.

E ciò che identifica non solo il Cireneo, ma i confratelli tutti, è l’abito. L’abito che non è solo quello esteriore, ma è anche e soprattutto un abito morale. L’abito assume il significato di devozione, penitenza ed impegno di vita migliore. Indossare l’abito è un modo per dare viva testimonianza di culto e carità. Parte integrante dell’abito è il cappuccio che serve per sottrarsi al pubblico riconoscimento, azzera le differenze di ceto ed evita che il bene prodotto diventi uno strumento di promozione sociale.

L’abito esteriore deve essere, quindi, espressione dell’abito interiore di un confratello che dovrebbe essere rivestito dei sentimenti di umiltà, concordia, penitenza del cuore, sacrificio, preghiera e anonimato del bene.

Così come anonima sarà l’identità del Cireneo, che non è lo stesso nelle due processioni della settimana santa, e una volta chiusa dietro di sé la porta della sua stanzetta, per tutti gli altri resterà solo il movimento quasi impercettibile del grande telone blu, che fa da sfondo al Santo Sepolcro, e che lo ha visto passare alle sue spalle, come ricordo di un momento di fede, passione ed emozione, indelebile per ognuno dei presenti.

Martina Luciani

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