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Condannati per inquinamento atmosferico i Vecere

Soddisfatti i cittadini, il sindaco Berghella e l'associazione Nuovo Senso Civico

| di Redazione
| Categoria: Ambiente e territorio
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Una lunga battaglia quella contro il sansificio e la centrale a biomasse di Treglio. Una battaglia che ha visto in prima linea famiglie, associazioni e amministrazioni locali che chiedevano chiarezza sulle emissioni rilasciate nel territorio di Treglio e non solo. 

Sit in, anche davanti al palazzo di giustizia; cortei, manifestazioni, petizioni con migliaia di firme, ricorsi e controricorsi, perizie. "E' stata una lunga battaglia, ma ce l'abbiamo fatta. Si tratta di una bella vittoria per Treglio e tutta la comunità": così il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, all'uscita dal palazzo di giustizia di Lanciano, a conclusione del processo che ha visto imputati i titolari delle due centrali a biomasse della famiglia Vecere situate a Treglio.

Lunedì mattina, infatti, il Tribunale di Lanciano ha emesso la sentenza di primo grado riguardo alla regolarità della centrale a biomasse della società GcT (Gestione Calore Treglio) e dell'attiguo Sansificio Vecere, sequestrati il 22 gennaio 2015. Il giudice Andrea Belli ha condannato Antonio Vecere, 45 anni, di Lanciano, amministratore della Gestione Calore Treglio, alla pena di 8 mesi di arresto sostituiti con 60 mila euro di multa. Sei mesi di arresto, sostituiti con 40 mila euro, sono stati invece comminati ad Enrico Vecere, 71 anni, di Lanciano, della Sansifici Vecere. Il pubblico ministero, Delfina Conventi, aveva chiesto per entrambi la condanna a 18 mesi. I Vecere sono stati condannati per inquinamento atmosferico, con emissione di monossido di carbonio il triplo dei quantitativi autorizzati; per aver bruciato biomasse non conformi alle leggi riguardo al loro utilizzo; per aver bruciato materiale diverso rispetto a quello autorizzato dalla Regione: difforme per umidità consentita e rispetto al progetto presentato; per illecito smaltimento delle ceneri riguardo alla Gct.

L'inchiesta è partita da una denuncia del movimento Nuovo Senso Civico. A seguito di superperizie – la Procura ha tirato in ballo consulenti come Mauro Sanna, Nazzareno Santilli e Roberto Monguzzi che si sono occupati anche dell'Ilva di Taranto - l'allora procuratore di Lanciano, Francesco Menditto, chiese e ottenne il sequestro dei due impianti, situati alle porte del centro abitato di Treglio. Numerose le parti civili costituite: il Comune di Treglio, Nuovo Senso Civico e 45 cittadini che hanno chiesto danni da 25 a 50 mila euro ciascuno. Il giudice però, dopo aver condannato i Vecere, ha disposto che i risarcimenti dovranno essere quantificati in sede civile "per la grave compromissione dello stile di vita di cittadini che hanno dovuto far fronte alle molestie arrecate dagli impianti". Residenti "avvelenati" dai fumi e da una situazione di disagio che evidenziavano da anni. "Abbiamo avuto sempre fiducia nella magistratura – riprende il sindaco Berghella – e quest'amministrazione si è battuta e si sta battendo in ogni modo per avere giustizia e per la tutela dei suoi cittadini e di quelli dell'intero comprensorio. Non è nostra intenzione far chiudere le aziende, ma è necessario che le aziende si adeguino alle leggi, nel rispetto della salute e dell'ambiente, in sostanza del bene comune".

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