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Un'estate sanvitese a suon di jukebox. Com'era la spiaggia di San Vito negli anni 70?

Una breve e colorita istantanea per conoscere e ricordare le estati di un'altra generazione.

| di Francesca Colacioppo
| Categoria: Tradizioni
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I Pooh, Baglioni e Tozzi suonavano al jukebox, erano quelli i tempi in cui “nell’aria mancava Gloria” e ai Cugini di Campagna “mancava” evidentemente il parrucchiere, mentre sulla spiaggia di San Vito costumi interi ed intriganti bikini affollavano gli stabilimenti.

Una fotografia degli anni settanta che ritrae una delle spiagge, ad oggi più frequentate, con quel filtro un po’ anticato che Instagram cerca di imitare ma che solo i racconti di chi quegli anni li ha vissuti, possono davvero farcela immaginare.

Scordate dunque la sabbia di San Vito, arrivata assieme agli scogli frangiflutti negli anni ’80, e pensate invece ad una spiaggia con le pietre, a qualche fila di ombrelloni ben disposti e agli stabilimenti Aldebaran, Kraters ed Esperia e di quest’ultimo sembrerebbe impossibile non ricordare Garibaldi, “un’istituzione con la sua trombetta” dicono, e i famosi bagni di sabbia, vere cure per il corpo, che si trovavano nello spazio oggi occupato dal ristorante. 

“Dai primi di giugno arrivavano flotte di persone da Lanciano con il treno della Sangritana – ricorda Mariadele, sanvitese acquisita  – un treno grigio ed azzurro” ed immaginiamo allora famiglie intere, soprattutto nei fine settimana, scendere e raggiungere la spiaggia, carichi di secchielli, ciambelle, giochi, e borse frigo oltre che di bambini, che di tecnologico al massimo avevano una palla.  

Le giornate trascorrevano così, sotto il sole estivo, tra una chiacchiera e l’altra, e forse sarebbe lecito supporre un persistente vocio di sottofondo che oggi parrebbe innaturale considerando che tendiamo ad isolarci con i nostri super tecnologici cellulari.

I ragazzi poi si dividevano tra il trampolino a metà del molo, dal quale improvvisavano artistici tuffi e che sempre Mariadele ci confida “a mezza stagione puntualmente si rompeva” e la famosa sala giochi del caro Remo, venuto da non molto a mancare all’affetto dei suoi compaesani, sulle cui macchinine sono passate generazioni di bambini.

Si sa, per un sanvitese doc il mare è tutto e l’estate è vita così oggi è impossibile scovare un cinquantenne che non sia stato in gioventù bagnino o che non abbia mosso i primi passi nel mondo del lavoro in uno dei tre stabilimenti.

Per i piccolini poi, quella generazione che costruiva castelli di sabbia, c’era il cosiddetto “maruccio, la spiaggetta di sabbia appena sotto la stazione, dove l’acqua era anche più bassa”, mentre gli anziani pescatori, dai volti rigati e colorati dal sole di troppe estati, gettavano ancora le reti dai trabocchi e d’inverno vendevano poi il pesce, dove all’epoca c’era il rientro delle barchette, tra l’Aldebaran e l’Esperia, l’odierna spiaggia libera.

Una fotografia in bianco e nero che però soprattutto di sera si colorava di musica e divertimento tra karaoke, orchestrine, balli e le voci di Franco e Mary, un duo storico, come ricorda Stefania, un’atmosfera che oggi forse ci manca un po’ e che magari il miglior modo di rivivere sta nel leggere queste parole con un sorriso dolceamaro. 

 

 

Francesca Colacioppo

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