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Ma chi era il Mastrogiurato?

Dal 1981 ad oggi il Mastrogiurato rivive nelle strade di Lanciano, ma da dove nasce questa figura?

| di Francesca Colacioppo
| Categoria: Storia
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Dopo l’inaspettata minaccia di una possibile rinuncia alla rievocazione storica del Mastrogiurato eccoci invece qui per accogliere, ancora una volta, come sempre dal 1981, il corteo di dame, cavalieri, sbandieratori, suonatori, artisti, con i loro abiti dal sapore rinascimentale ed i loro intrattenimenti che tengono gli spettatori con gli occhi incollati e talvolta con il fiato sospeso.

Lanciano non è nuova a cortei solenni ed è forse proprio questa sua “teatralità”, pensiamo al Dono, alla processione del giovedì Santo, al Mastrogiurato appunto, ad aver calamitato, negli anni, l’attenzione e la curiosità di tanti turisti, intervenuti per assistere alle suddette rievocazioni, privarsi di anche una sola di queste, sarebbe  forse quasi “luttuoso” per la nostra città.

Ma come e da dove nasce il Mastrogiurato? Qual era il suo ruolo nell’antichità?

Fu la dinastia angioina ad introdurre questa figura nella storia di Lanciano sebbene difficili da reperire siano le notizie riguardanti la sua carica ed il suo ruolo anche perché, durante la seconda guerra mondiale i documenti relativi agli angioini andarono distrutti.

Possiamo tuttavia supporre, da un confronto tra carteggi appartenenti ad altre località del Regno di Napoli, che il Mastrogiurato  avesse non solo competenze giudiziarie sulle Fiere, ma anche funzioni di polizia e protezione dei cittadini contro le prepotenze dei feudatari.

Da numerosi atti notarili del 1500 apprendiamo poi che le Fiere di Lanciano si svolgevano nell’ampia zona oggi occupata dalla fiera, dall’ippodromo, Villa delle Rose, dalla ferrovia Sangritana e dal Mancino ed al centro di tale area sorgeva un grande edificio con porticato all’interno del quale, in periodo di fiera, venivano ospitati il tribunale civile e penale, gli uffici del Mastrogiurato, i banchi della dogana, e forse anche le carceri.

Lungo la strada, l’odierna Corso Bandiera, vi erano i servizi essenziali ai mercanti come cucine, osterie,  latrine mentre un’altra zona era riservata al ricovero dei muli e dei cavalli con i quali i mercanti trasportavano le loro merci.

Dobbiamo immaginarci una grande affluenza in città nel periodo delle fiere, confermata anche dai preziosi lasciti di mercanti e pellegrini ad esempio agli ospedali di Lanciano, che sorgevano all’epoca presso Porta San Biagio, ad oggi unica sopravvissuta,  e nelle vicinanze anche delle perdute porte di Madonna del Ponte, Sant’Angelo e Santa Chiara.

L’area Fiera era divisa in strade, piazze e zone lungo le quali si distribuivano le logge ( gli stand) che si dividevano a seconda della particolarità delle merci in esposizione, ad esempio, dai Regesti del Marciani, compaiono atti che indicano queste diverse strade con nomi come: “li agorai”, “strada  detta delli Giudei”, “piazza Levantina” e per consuetudine, oltre che per regolamento, i commercianti dovevano sospendere il lavoro nelle botteghe per trasferirsi in Fiera.

La scelta del Mastrogiurato seguiva quella del Sindaco e doveva, per legge, avvenire fra “le persone del Consiglio più alte e sufficienti” ed è proprio per questo che nella storia di questa elezione troviamo personaggi illustri appartenenti a famiglie notabili per censo o meriti, usanza questa, che viene riproposta anche oggi per la rievocazione.

Sia Sindaco che Mastrogiurato venivano eletti dai quattro quartieri di Lanciano, sebbene a pagarne le spese fosse la Sacca, che a differenza degli altri tre, eleggeva un’unica volta, questa penalizzazione probabilmente era dovuta al fatto che sin dal ‘400 la Sacca ospitava epiroti, albanesi e schiavoni che tormentavano i cittadini.

Una volta eletto, al Matrogiurato veniva concesso di sovraintendere alle Fiere assicurandosi la pace e di amministrarne la giustizia civile e penale , ed a partire dal 1637 gli fu dato  l’onore e il compito di custodire una della chiavi della gabbia in ferro che conteneva il miracolo eucaristico.

Una volta eletto veniva così investito ufficialmente con un’imponente cerimonia ed un corteo che attraversava le vie cittadine al cui seguito comparivano le maggiori autorità, gli amministratori delle terre feudali, i consoli, i notabili ed i mercanti e alla coda si aggiungeva anche il popolo nel quale spiccavano anche indovini, maghi e giocolieri.

Ovviamente, i confini di storia e quelli di rievocazione storica saranno sempre divisi da un mare, un mare di anni, un mare di studi, un mare di cambiamenti, ed anche un mare di critiche, quel che conta però, verrebbe da dire, è sempre la magia che si crea quando si fa un salto nel tempo, ed è per questo che, una volta l’anno, continueremo tutti, grandi e piccini, ad assistere a questa sfilata con rinnovato stupore.

Francesca Colacioppo

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