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Longino, tra storia e mito

Lanciano custodisce il Graal?

| di Francesca Colacioppo
| Categoria: Storia
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Se vi dicessi che sotto numerosi strati di storia, dietro le antiche mura dei suoi quattro quartieri, messo a tacere dalle bombe le feste e le campane si nascondesse il vero segreto di “LanGiane”?

Probabilmente per ricostruire questa vicenda dalle trame quasi impenetrabili ci servirebbe l’aiuto di Robert Langdon oltre che una penna fine come quella di Dan Brown , ma per il momento ci limitiamo ad introdurre la nascita di un mistero, quello di Longino, che affonda le sue radici nella  terra di mezzo, quella tra realtà e fantasia.
Cassio Longino, nasce ad Anxanum, al tempo municipio romano, da una nobile famiglia che faceva capo a Quinto Cassio, come documenta anche un’iscrizione su marmo conservata nella stessa città.

A legare la sorte di questo discusso personaggio al cruento destino di Gesù sono gli “Acta Pilati” secondo i quali Longino, centurione romano al servizio di Pilato ,fu colui  che al momento della morte del figlio di Dio riconobbe per primo la sua divinità e che prima di liberare il corpo di Gesù dalla croce ne verificò il decesso colpendogli il costato dal quale poi sgorgò sangue misto ad acqua.

Affetto da una grave malattia agli occhi, leggenda vuole che furono proprio gli schizzi del sangue di Cristo a guarirlo miracolosamente, compiendo, ci verrebbe da dire, il primo miracolo frentano, e innescando in Longino una vera conversione religiosa, della quale si fece lui stesso promotore nelle terre di Gerusalemme e per la quale pare ritardò il suo ritorno nella città natia per evitare di essere giustiziato.

Una delle tradizioni però vuole che l’impavido centurione, nella cui tempra ci sembra d’intravedere un po’  del fiero carattere lancianesetornò a Lanciano riportando con sé la lancia che aveva colpito il costato divino ed un recipiente nel quale raccolse il sangue di Gesù e si mise a predicare la nuova religione inimicandosi il suo stesso popolo che così lo tradì, “accompagnandolo” nelle mani del boia che lo decapitò.

Morto e martirizzato Longino lasciò però al mito e alla storia due reliquie fondamentali per la tradizione cristiana; la Lancia e l’ampolla con il sangue di Cristo( secondo alcuni il famoso Santo Graal), entrambe però, guardate il caso, almeno simbolicamente , ed è qui che la trama si infittisce,  sembrerebbe ritrovarle rispettivamente nello stemma della nostra città, descritto da una lancia che trafigge il sole (simbolo divino) e nel primo miracolo eucaristico avvenuto  nell’ottavo secolo a Lanciano  nella chiesa di San Legonziano e Domiziano, sotto l’odierna San Francesco , che però ,secondo le ipotesi più ardite , sarebbe stata proprio la chiesa eretta in onore di San Longino, martire cristiano.

È stata proprio la veridicità, attestata scientificamente, del miracolo lancianese ( per l’esattezza il primo dei due verificatesi nella città abruzzese) ad aver calamitato, nel corso degli ultimi anni, l’attenzione dei “cercatori del Graal”, incuriositi dalle analogie tra il miracolo e la sacra sindone, ed affascinati certamente dalla lunga storia della nostra città.

Per quanto riguarda la Lancia Sacra o Lancia del Destino, quella presumibilmente appartenuta al legionario romano, molteplici sono le versioni che ne parlano e che la localizzano, chi a Vienna, chi a Mantova, ma sappiamo con certezza che se ne persero le tracce a causa di errate identificazioni che la confusero con altre reliquie della storia.

Certamente queste sono solo supposizioni, leggende che però non si allontanano troppo dalla cronaca e che traghettano la figura di questo illustre personaggio frentano e della sua Lancia nelle gloriose imprese dei grandi protagonisti della storia come Ottone I, Carlo Magno fino alla più drammatica storia contemporanea con Adolf Hitler il quale  volle a tutti i costi assicurarsi la reliquia per auspicarsi l’imbattibilità.

A questo punto forse i dubbi sollevati sono abbastanza e al momento nessuno di essi pare risolto il che potrebbe indurre gli appassionati a fantasticare sulla nostra città dando inizio magari ad una vera e propria “quéte”, nel solco di una tradizione trobadorica. 

Svelata l’identità di Longino , tanti altri misteri rimangono irrisolti e magari custoditi proprio fra le mura della città, sepolti, immaginiamo, nei vicoli, nelle antiche porte ora serrate, sotto le più recenti pavimentazioni, si tratta solo di iniziare a spogliare Lanciano della sua bellezza per poterne leggere finalmente il suo vero fascino.

Francesca Colacioppo

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