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L'amicizia tra Kabba, arrivato con un barcone e Anna, mamma lancianese doc

A Torino di Sangro, l'inaspettato incontro tra due mondi diversi, al di là dei pregiudizi.

| di Martina Luciani
| Categoria: Personaggi
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TORINO DI SANGRO - Sono 63 i ragazzi ospitati nell’hotel sul lungomare di Torino di Sangro arrivati dalle più disparate parti dell’Africa e oggi, qui, in attesa di documenti validi per inseguire il proprio sogno di una vita ed un futuro migliore, molto spesso lontano dall'Italia.

E Kabba, 25enne originario del Gambia, è uno di loro. Cappellino con la visiera, jeans, scarpe da ginnastica, t-shirt, poca familiarità con l’italiano ma con uno sguardo che ha molto da dire. Tanto profondo, quanto malinconico, di quelli che un ragazzo di 25 anni non dovrebbe mai avere.

Kabba, abbandonato dal padre in Gambia, senza più possibilità di proseguire gli studi in legge, decide di fuggire in Libia, con la speranza di trovare un lavoro. Una volta arrivato lì, però, si trova costretto a fare i conti con tanta “crazy people”, come dice lui nel suo perfetto inglese, e con una situazione di guerriglia e terrore di cui non sapeva nulla. E allora vive per circa un mese, il tempo della sua permanenza in Libia, in un piccolo monolocale con altri 11 ragazzi come lui e si guadagna il cibo lavorando in un cantiere edile.

Dopo questo mese, i suoi “datori di lavoro” lo mettono di fronte ad una scelta che forse non si aspettava: “Kabba, o resti qui a combattere, o devi attraversare il mare, indietro non puoi tornare”.


E allora con tanta tanta paura, nel novembre 2014, sale su un barcone e dopo 2 giorni di viaggio in mare raggiunge le coste della Calabria e viene immediatamente trasferito nel centro di accoglienza di Lentella e lì trascorre ben 7 mesi. La cooperativa campana che gestisce questi centri dà loro abbigliamento, un luogo in cui dormire, cibo e 10 euro ogni 4 giorni, poco più di due euro al giorno quindi, ed è mettendo da parte questo piccolo tesoretto che lui, come tutti gli altri, è riuscito a comprarsi un cellulare.

Due mesi fa, poi, viene portato nell’hotel di Torino di Sangro e da allora, forse, in Kabba si riaccende la speranza di non essere più solo. A Torino di Sangro, infatti, conosce Anna, lancianese doc con cui nasce una bella amicizia.

“Con lui è nato un feeling particolare - ci ha raccontato la stessa Anna - ha l’età di mia figlia e se penso a quello che ha passato, mi si stringe il cuore”.

Anna lo tratta come un figlio e Kabba, appena sveglio, al mattino, le manda un messaggio per augurarle un “buongiorno mama ana”. E così si sono intrecciate due vite, due culture, due storie che in comune hanno ben poco, se non un grande cuore. Il grande cuore di Anna che regala latte, biscotti, delle cuffiette per il cellulare o un cappellino per ripararsi dal sole a Kabba. E il grande cuore di Kabba che, dopo mesi di sofferenza, paura e anche tanto coraggio, sente il bisogno di riempirsi ancora con qualcosa che si allontani dall’angoscia.

Kabba sa che gli italiani non hanno una buona opinione degli immigrati come lui e che il pregiudizio è dietro l’angolo e proprio per questo ci dice più di una volta quanto Anna sia per lui una vera “good good good friend” e che, nel suo lungo viaggio, non avrebbe mai immaginato di incontrare una persona come lei.

Al di fuori dei talk show politici e delle campagne elettorali urlate, esistono tanti, troppi, Kabba che attraverso gli occhi dei loro 25 anni vorrebbero iniziare ad immaginare il loro futuro con il sorriso che noi, fortunati solo per essere nati nella parte “giusta” dell’equatore, diamo spesso per scontato.
 

Martina Luciani

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